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Wednesday, March 28, 2018

Viganò: tre occasioni sprecate


Alcuni interventi che ho appena letto, incluso l’ultimo editoriale di Riccardo Cascioli, “Viganò si dimette, ma niente scuse a Benedetto XVI”, mi hanno spinto a rileggere con attenzione la lettera di dimissioni di Viganò e quella di risposta del Papa in cui esse vengono accettate.
La mia prima preoccupazione è stata di cercare di trovarvi qualche traccia etica: vale a dire, qualche elemento da cui emergesse un lavorio positivo della coscienza morale rispetto agli eventi che hanno portato a quelle due lettere. La mia mentalità da esperto di filosofia morale mi porta infatti ad un approccio piuttosto semplice alla questione: se si ricopre un incarico di responsabilità e non si hanno motivi personali fisiologici per lasciarlo (come l’opportunità di cambiare lavoro o un trasferimento familiare), ci si dimette solo se si è fatto qualcosa di grave (cioè, per colpa) o se si reputa di non essere all’altezza di tale incarico (cioè, per incapacità). Altrimenti, se sottoposti ad attacchi e critiche ingiuste, e anche a costo di apparire impopolari, il senso di responsabilità e le virtù personali porteranno semmai ad impegnarsi ancora di più in quell’incarico. Le avversità fortificano le persone virtuose nelle loro decisioni. Le accuse ingiuste non portano a rinunciare ai propri impegni ma a portarli a compimento con maggiore determinazione. Le dimissioni (quelle etiche) sono invece un umile ammissione di colpa o di incapacità.
Ci sono anche dimissioni non etiche. Me ne vengono in mente due tipi. Uno è quello di chi si dimette sotto il peso delle pressioni dei critici o dell’opinione pubblica. Queste dimissioni sono un atto di vigliaccheria o di debolezza, e possono essere positive perché fanno sì che persone codarde o deboli lascino i posti di responsabilità a gente più virtuosa. L’altro è quello utilitarista o machiavellico, di chi si dimette per un calcolo (più o meno sofisticato) di vantaggi che, per ipotesi, dovrebbero seguire alle dimissioni. Queste dimissioni sono viste in genere come un atto di “buona comunicazione”: cioè, sono un atto che tende a modificare in positivo l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Proprio perché frutto di un mero calcolo utilitarista, queste dimissioni non sono in genere accompagnate da alcun pentimento o riconoscimento di colpa e spesso, come suggerisce Cascioli, sono frutto di un accordo tra i soggetti coinvolti.
Sono queste le tracce etiche che cercavo. Mi sono chiesto se fosse davvero possibile che le due lettere relative alle dimissioni non contenessero alcun giudizio etico di condanna per il modo in cui sono stati trattati Benedetto XVI, la sua lettera “riservata personale” e l’opinione pubblica. Purtroppo, con mio sommo dispiacere, non ho trovato alcuna di queste tracce etiche in quello scambio. Non ho trovato neanche tracce di vigliaccheria. Ho invece trovato molte tracce di machiavellismo comunicativo.
Questa è un’occasione “comunicativa” sprecata perché la migliore comunicazione è quella semplice e vera: quella, cioè, da cui i lettori capiscono di avere di fronte persone che riconoscono i propri sbagli, che proprio per questo sono affidabili, e che dimostrano di agire con lo stesso buon senso di chi era rimasto dispiaciuto, perplesso, scandalizzato o offeso di fronte agli eventi incriminati. Chi ha la forza di dire «Ho sbagliato», «Scusate», merita fiducia e merita anche una seconda chance. Chiedere scusa è un’energia dirompente in grado di abbattere ed eliminare subito la barriera tra chi ha offeso e chi è stato offeso. L’operazione machiavellica, invece, lascia quella barriera intatta e addirittura la rinsalda perché rende manifesto che tra i due lati dell’operazione comunicativa ci sono logiche e giochi di potere completamente diversi.
La vera occasione sprecata, però, è quella etica. Il buon senso della reazione pubblica alla manipolazione della lettera di Benedetto XVI avrebbe dovuto portare le coscienze dei soggetti interessati, e quella di Viganò in prima persona, a condannare quanto era stato fatto piuttosto che a cercare di nasconderlo. A volte questi sono peccati di ingenuità. Tutti possiamo facilmente immaginare le tentazioni di chi lavora a quel livello di comunicazioni per un’istituzione come la Santa Sede. I comunicatori sono le prime vittime dell’opinione pubblica. Il peccato più grande dei comunicatori, sotto questo profilo, è quello di preferire l’apparire alla verità: cioè, di preferire il successo nel veicolare favorevolmente l’opinione pubblica verso se stessi o le proprie istituzioni alla verità di quel che viene comunicato. Nonostante la tentazione dell’apparire sia così forte in questi ambiti lavorativi, alle persone virtuose, specialmente se cristiane, dovrebbero subito cadere le squame dagli occhi quando la verità viene a galla. È il peccatore che merita la Redenzione, sempre che riconosca il proprio peccato e si penta. Il peccatore pentito merita anche l’elogio di tutti noi (peccatori) e dell’opinione pubblica (peccatrice spesso della peggiore specie).
È questa quindi la vera occasione sprecata. Quanto sarebbe cresciuto Viganò in statura etica, di fronte a Dio e di fronte a tutti noi, se avesse detto semplicemente: «Sono profondamente addolorato per quanto ho fatto. Spinto da una certa ingenuità nel difendere o promuovere il Santo Padre, ho ingiustamente divulgato una lettera privata di Benedetto XVI alterandone il significato. Ciò facendo, ho offeso, non solo Benedetto XVI, a cui per primo vanno le mie più profonde scuse, ma anche l’opinione pubblica e perfino Papa Francesco». Una lettera di dimissioni scritta secondo questo stile avrebbe quasi certamente dovuto essere rifiutata perché il peccatore pentito è più affidabile di chiunque altro e merita quasi sempre una seconda occasione. Peccato.
La terza occasione sprecata è quella della leadership, che, se vogliamo, è un’applicazione contemporanea della vecchia virtù morale della prudenza politica. Quel che ho detto delle dimissioni, infatti, vale anche per chi deve decidere se accettarle o meno. Più un leader è grande più è lui che deve guidare gli altri al bene piuttosto che lasciare che siano gli altri a guidarlo. Leader è appunto colui che guida o dirige altre persone. Un leader non dovrebbe mai accettare le dimissioni di un dirigente che aveva precedentemente nominato se costui è “innocente” e “capace”. Anche nella lettera di Papa Francesco ho quindi cercato invano motivi etici in grado di giustificare l’accettazione delle dimissioni di Viganò. L’unica cosa che emerge è invece che i motivi per accettarle sono gli stessi “motivi comunicativi” che caratterizzano la lettera di Viganò. L’unica preoccupazione di entrambi è l’opinione pubblica.
Anche qui, cerchiamo di semplificare l’approccio etico alla questione. Che cosa avrebbe richiesto la virtù della leadership di fronte alla lettera di Viganò? Posto che egli non appare pentito, ci sono soltanto due alternative concettuali che dipendono dalla possibile (ed opposta) valutazione etica dei fatti. Se si riconosce che l’uso della lettera di Benedetto XVI è stato eticamente sbagliato, le dimissioni andavano accettate per il semplice fatto che Viganò, non capendolo, ha dimostrato di non essere adatto ad agire e comunicare correttamente in conformità alla morale cattolica. In questo caso, però, l’accettazione delle dimissioni andava fatta senza edulcorarne il significato e l’efficacia con lodi ed altri incarichi. Se invece si ritiene che l’uso della lettera sia stato legittimo ma solo frainteso dall’opinione pubblica, le dimissioni andavano respinte confermando piena fiducia nell’operato del proprio dirigente. Anche qui, purtroppo, si è scelta invece la terza via. Non si è riconosciuta alcuna mancanza etica, ma in modo poco chiaro sono state accettate le dimissioni di Viganò pur lodandolo e volendolo mantenere alla guida della propria macchina comunicativa. Una tale scelta rafforza la barriera comunicativa tra il Vaticano e la gente, anche se, all’apparenza di alcuni, ha sgonfiato l’attenzione momentanea dei mass media sulla vicenda. Speriamo che in futuro, splendide occasioni di redenzione come questa non vadano più sprecate.
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La lettera di Viganò e la risposta del Papa:

Secretaria Pro Communicatione

Città del Vaticano, 19 marzo 2018

Padre Santo,

in questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale.

La ringrazio per l'accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro.

Nel rispetto delle persone, però, che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio "L'attuale contesto comunicativo" del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l'amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità.

In occasione degli auguri di Natale alla Curia nel 2016, Lei ricordava come "la riforma sarà efficace solo e unicamente se si attua con uomini 'rinnovati' e non semplicemente con 'nuovi' uomini. Non basta accontentarsi di cambiare il personale, ma occorre portare i membri della Curia a rinnovarsi spiritualmente, umanamente e professionalmente. La riforma della Curia non si attua in nessun modo con il cambiamento 'delle' persone - che senz'altro avviene e avverrà - ma con la  conversione e 'nelle' persone".

Credo che il "farmi in disparte" sia per me occasione feconda di rinnovamento o, ricordando l'incontro di Gesù con Nicodemo (Gv 31,1) [sic - capitolo inesistente], il tempo nel quale imparare a "rinascere dall'alto". Del resto non è la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio, stile che da sempre ho cercato di vivere.

Padre Santo, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio "farmi  in disparte" perché la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio.

Nel chiederLe la sua benedizione, Le assicuro una preghiera per il suo ministero e per il cammino di riforma intrapreso.

Dario E. Viganò

 

Reverendissimo Signore
Mons. Dario Edoardo Viganò
Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede

Città del Vaticano, 21 marzo 2018

Reverendissimo Monsignore

A seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere "un passo indietro" nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da Prefetto.

Le chiedo di proseguire restando presso il Dicastero, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I'imminente fusione dell'Osservatore Romano all'interno dell'unico sistema comunicativo della Santa Sede e I'accorpamento della Tipografia Vaticana.

Il grande I'impegno [sic] profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l'acquisizione di uno spirito di servizio.

Mentre La ringrazio per l'umiltà e il profondo "sensus ecclesiae", volentieri la benedico e la affido a Maria,

Francesco


Tuesday, March 20, 2018

Invito alla lettura?

Una buona domanda che tutti gli interpreti ragionevoli della lettera (completa) dovrebbero farsi è questa: "Ma Ratzinger, in quella sua non-recensione, ha invitato a leggere quei volumetti o a non leggerli?" ;)

Sunday, March 18, 2018

Two new versions of the letter? - Due nuove versioni della lettera?

The reason why there have been two “new” versions of the letters in the news these days requires to review the main events of the story:

1) At the first press conference, in which the letter was mentioned, the copy physically given to the journalists was missing two parts, (a) the one about Ratzinger not having time or interest in writing the review, and (b) the one about the bad theologian;

2) However, even if the journalists received in their hands the incomplete version, Viganò read the letter aloud at the press conference, including the (a) first missing piece but not (b) the second.

3) The Italian journalist Magister wrote down the part that Viganò read, and published what he thought was the full version of the letter (this is the first version we could read in his blog).

4) At this point, someone at the Vatican told other news agencies (Ansa, if I remember correctly) that there was no lie in the story because Viganò had read the full text during the press conference.

5) Then, the other missing piece came out and Magister published in his blog the complete version (at least, so far…) of that letter. This is the second version we could read in his blog and the media, which corresponds to the one that now the Vatican has released.

It has been very hard for the Vatican professional communicators to finally tell the truth.


IN ITALIANO:

1) Alla prima conferenza stampa, in cui è stata citata la lettera, la copia fisicamente data ai giornalisti era priva di due parti: a) quella in cui Ratzinger diceva di non aver tempo o interesse per scrivere la recensione, e b) quella sul cattivo teologo.

2) Tuttavia, anche se i giornalisti hanno ricevuto nelle loro mani la versione incompleta, Viganò lesse la lettera ad alta voce, includendo il primo pezzo mancante “a” ma non il secondo “b”.

3) Magister prese appunti sulla parte che Viganò lesse e pubblicò quella che pensava fosse la versione completa della lettera (questa è la prima versione che si è potuta leggere nel suo blog e che ha consentito di discutere di quanto successo).

4) A questo punto, qualcuno in Vaticano disse ad altre agenzie di stampa (l’Ansa, se ricordo bene) che non c'era alcuna bugia perché Viganò aveva letto il testo completo durante la conferenza stampa.

5) Poi, venne fuori il secondo pezzo mancante e Magister pubblicò nel suo blog la versione completa (almeno, finora...) di quella lettera. Questa è la seconda versione che si è potuto leggere nel suo blog e che corrisponde a quella che ora il Vaticano ha ufficialmente dato ai giornali.


In sostanza, è stato molto difficile per i comunicatori professionisti vaticani dire infine la verità sul testo della lettera.


Benedetto XVI:


"Solo a margine vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hünermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della "Kölner Erklärung", che, in relazione all’enciclica "Veritatis splendor", attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la "Europäische Theologengesellschaft", che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito quest’orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento d’incontro fra teologi."


"Just as a side note, I would like to mention my surprise at the fact that the authors also include Professor Hünermann, who during my pontificate put himself in the spotlight by heading anti-papal initiatives. He participated to a significant extent in the promulgation of the “Kölner Erklärung,” which, in relation to the encyclical “Veritatis Splendor,” attacked in a virulent manner the magisterial authority of the pope especially on questions of moral theology. The Europäische Theologengesellschaft, which he founded, also was initially designed by him as an organization in opposition to the papal magisterium. Afterward, the ecclesial sentiment of many theologians blocked this tendency, making that organization a normal instrument of encounter among theologians" (Benedict XVI - translation from Sandro Magister blog)

An anti-pope in continuity? - Un anti papa in continuità?


So, let me get this right. One of the authors of the multi-volume work that the Vatican wants to use to celebrate Pope Francis’s theology is a strong anti-previous-popes fanatic, who, interestingly enough, was obsessed against Veritatis Splendor and Saint John Paul II and Benedict XVI’s magisterium in moral theology. So, two questions follow: 1) How can such a multi-volume work be reliable concerning the continuity between the Popes? 2) How can the project of this work itself be considered in continuity if it involved inviting authors who hated the previous Popes and their magisterium?

Cioè, fatemi capire. Uno degli autori del lavoro in più volumi che il Vaticano vuole utilizzare per celebrare la teologia di Papa Francesco è un forte fanatico anti papi precedenti, che, curiosamente, era ossessionato dall’opposizione a Veritatis Splendor e al magistero morale di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Due domande sono d’obbligo: 1) Come può questo lavoro in più volumi essere affidabile sulla continuità tra i Papi? 2) Come può il progetto stesso di questo lavoro essere considerato in continuità se chiama a parteciparvi autori che odiavano i Papi precedenti e il loro magistero?

Lettera manomessa?

Riprendo un mio commento ad un altro post che ho scritto su Facebook sui dubbi di molti relativi ad una possibile manomissione della lettera di Ratzinger. Sinceramente, credo che se fosse manomessa Ratzinger sarebbe intervenuto. L'apparenza di manomissione secondo me si chiama in tre modi: 

1) Stile di chi risponde velocemente e privatamente alla richiesta di scrivere una recensione; 

2) Stile di benevolenza con cui scrive una lettera di rifiuto; 

3) Stile diplomatico di comunicazione di un papa emerito rispetto a qualcosa che concerne il nuovo papa. 

Insomma, anche se adesso qualcuno mi mandasse un libro di cui non mi interessa assolutamente nulla, dicendomi che è frutto del suo lavoro di servizio alla verità e chiedendomi di recensirlo. Io gli risponderò in modo educato dicendogli: "Grazie mille. Ho visto la sua opera, degna di attenzione. Continui a servire la verità con la sua attività di studioso. Mi dispiace però ma per altri impegni non posso scrivere la recensione." Se io scriverei più o meno così, figuriamoci un papa emerito. Si consideri poi che, a meno di guerra aperta o di dichiarazioni formali di discontinuità, sottolineare le continuità tra i papati è una forma di cortesia e correttezza pastorale. Fino a prova contraria (che non c'è in modo formale in nessun modo) bisogna tentare di interpretare il magistero dei diversi Papi in armonia e continuità. È quello che stanno cercando di fare in molti anche con AL, evitando il più possibile fratture. Infine, ci sarebbe proprio da leggere la lettera di richieste. È assolutamente cruciale che Ratzinger sottolinei, non soltanto la competenza teologica di Francesco ma anche la propria competenza pastorale. In altre parole, è probabile che l'abile scrittore della lettera in cui si chiedeva la recensione a Ratzinger abbia usato l'arma retorica del combattere un comune nemico. Cioè, che abbia detto qualcosa del tipo: "Caro Ratzinger, guarda, è triste che tutte queste persone continuino a dire che Francesco è un ignorante e tu un incapace come pastore. Vogliamo dare un segnale per fare smettere questa cosa?" Il comune nemico unisce. Vecchia strategia... Ecco, se mettiamo insieme tutti questi elementi, la lettera di Ratzinger assume un colore decisamente comprensibile e ragionevole. Ma si coglia anche in tutta la sua forza l’unica cosa che scrive sul merito dei volumetti e sul quell’autore di cui dice che “attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa”.

  Coordinamento 15 Ottobre. d S   9   2 3 0 l 9 e g a   a i u 1 h g 0 l l 1 e o 2 m r 7 g : 3 0   f o    ·  Oggi è un giorno importantissimo...